Chi sono

Sono un napoletano, un architetto, un ambientalista.

Dalla fine degli anni sessanta perseguo l’idea che si possano concretizzare assetti sociali che favoriscano il benessere di tutti attraverso forme sociali libertarie e partecipative.

Nel tempo ho maturato il rifiuto di una urbanistica imposta e di una architettura qualificata solo dalla creatività individuale, passando dalla presenza attiva nei movimenti studenteschi e sociali fin dalla fine degli anni sessanta, attraverso la crescente consapevolezza che ogni individuo ha il diritto di configurare il proprio futuro, quando esso non sia dannoso per l’ambiente e nocivo per gli altri, senza adesioni dogmatiche e senza imposizioni dall’alto. Lontano dal ruolo di “educatore” e leader (che tanto ha pervaso la cultura di fine secolo XX), ho cercato di operare con le comunità mettendo a disposizione di movimenti e associazioni la cultura tecnica e l’esperienza maturata.

A partire dall’inizio degli anni ’80 ho constatato quanto la questione ambientale sia prioritaria e come sia necessario operare insieme per salvaguardare i beni comuni, mantenendo l’identità dei luoghi e degli abitanti.

Dall’inizio degli anni ’90 ho maturato l’interesse verso la conservazione e riqualificazione dell’ambiente, la riduzione del “peso ambientale” delle attività umane, la pratica della progettazione ambientale, includendo in questo l’attenzione al progetto ambientale degli edifici.

Dall’inizio dell’ultimo decennio del secolo scorso ho acquisito la consapevolezza della potenziale capacità delle comunità di gestire le proprie risorse conservando e riqualificando insediamenti e paesaggio. Tale capacità può condurre ad una autonomia culturale e produttiva che è l’unico deterrente ad un modello globale uniformante, socialmente e ambientalmente destrutturante.

Da qualche anno riservo una particolare attenzione al riuso di merci e manufatti, modalità questa principe per ridurre il peso di una società che spreca più che consumare e per ricomporre interessi comuni e autonomia nelle scelte.

Dal 1990 la didattica nell’università mi rende possibile riflettere e sperimentare con collaboratori e studenti sui temi della progettazione ambientale, degli edifici ecologici, della partecipazione attiva degli abitanti, del riuso.

 

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CV Adriano Paolella breve_2016

 

Alcuni momenti fondamentali

Quelle che seguono sono state alcune delle circostanze fondamentali che hanno segnato la mia costruzione culturale.

Dalla fine degli anni ’50 fino alla sua scomparsa, la conoscenza del mondo agricolo, delle strade sterrate, delle stalle, dei carri, delle veglie. Un mondo non illuminato, lento, silenzioso. Per me, nato e vissuto in città, questo ha significato la comprensione della possibile compresenza e della qualità di mondi profondamente diversi.

Nel 1973, in giro per le periferie romane, con un plastico modificabile a chiedere ai cittadini di indicare come avrebbero voluto la propria casa, per il primo esame di composizione architettonica. L’intuizione in nuce del ruolo dell’architetto nella società.

Nel 1983, in un progetto per la conservazione dei centri storici yemeniti, conosco il delicato equilibrio e lo stretto legame tra forme dell’edificato, ambiente e modalità di vita. L’avvio della comprensione della priorità della questione ambientale.

Nel 1999, nella periferia piena di “abusi” di Reggio Calabria, la netta individuazione di quanto frequentemente l’abuso sia la concretizzazione (ancorché brutta) di un diritto e di quanto gli architetti non abbiano svolto correttamente il proprio ruolo di interpreti delle reali esigenze, spingendo ai margini necessità spesso imprescindibili.

 

Alcuni riferimenti

Molte persone mi hanno affascinato con le loro riflessioni e attività; tra questi Lucien Kroll, Colin Ward, Glenn Murcutt, Ivan Illich. Alcuni li ho incontrati tardi ma altri ancora, per fortuna, continuo ad incontrarli.

 

Alcuni informazioni personali

Zelinda, la mia compagna di vita, filosofa, che mi sostiene e razionalizza. Insieme abbiamo inventato e praticato alcune delle cose qui esposte e condiviso il resto e molto di più.

Nostra figlia, Germana, laureata in scienze naturali, ha fondato l’Associazione Un albero per volare con cui si interessa di educazione (oggi lavora nelle periferie romane con ragazzi in difficoltà).

Non riesco a giudicare gli oggetti, le azioni e gli individui se non sulla base della loro correttezza ambientale (conservazione e riqualificazione) e sociale (bontà, equità, salvaguardia degli interessi comuni).

Sono curioso e, nel cercare di capire le cose al di là delle apparenze, ho scoperto la grande varietà e la piacevolezza della conoscenza.